LIBRI: QUANDO NOSTRO AMICO A 4 ZAMPE HA LE ORE CONTATE
7 nov 06
In uscita per Aam Terranuova.
7 novembre 2006 - Servono veterinari che facciano un po' di piu' gli psicologi, non solo di cani e gatti, ma anche dei loro 'padroni'. Il pericolo e' quello di compiere scelte affrettate in momenti particolarmente delicati, come quello degli ultimi giorni di vita degli amici a quattro zampe.
E' questo il difficile argomento affrontato da Stefano Cattinelli, veterinario, nel volume 'Amici fino in fondo' (Editrice Aam Terra Nuova, pp 124, euro 9), che tramite il racconto di alcune esperienze cerca di dare consigli utili a medici e pazienti. La vita degli animali infatti e' piu' breve di quella dell'uomo e quando il momento di separarsi si avvicina spesso una decisione molto diffusa e' anche quella piu' rapida: praticare la 'puntura'.
'Quella della morte dell'amico a quattro zampe e' un' esperienza devastante nel rapporto fra uomo e animale - spiega Cattinelli - ma il veterinario in questo caso puo' svolgere il ruolo di anello di congiunzione fra i due, accompagnando la persona nello stare al fianco del suo amico'.
La puntura insomma, secondo Cattinelli, non e' la soluzione obbligata, anzi, lo e' in un numero ridotto di casi. Il problema non sarebbero tanto le sofferenze dell'animale, quanto le resistenze della persona che non riesce ad affrontare questo naturale passaggio della vita, facilitando cosi' la decisione del veterinario che vede il 'padrone' in crisi.
Il periodo che precede il distacco, secondo l'autore, e' utile per elaborare la perdita, che avverrebbe con maggiore serenita'. Il medico potrebbe quindi contribuire maggiormente nel compiere una scelta lucida: 'In realta' e' solo chi ha vissuto tanto a lungo con l'animale che puo' sapere veramente quando viene raggiunto il limite consentito, perche' la soglia tra il lasciar andare l'animale e l'accanimento terapeutico e' molto sottile - spiega Cattinelli. E sostenere la persona, ragionare insieme su cosa fare, significa dedicare molto tempo a un singolo paziente' spiega il veterinario. La questione allora e' capire quando non bisogna accanirsi con le medicine, per lasciar morire l'animale in modo naturale. Il rapporto con l'amico a quattro zampe infatti e' sempre puramente emozionale: 'Con un animale non puo' esserci contrasto come con gli esseri umani, spiega Cattinelli. Cane o gatto restano semplicemente al nostro fianco, non giudicano. Il contrasto arriva quando stanno male, e' allora che non si e' piu' in grado di gestire il rapporto'.
E' in quel momento che la figura del veterinario diventa importante, nell'assistere il 'padrone' che analizza il suo rapporto con l'animale. 'In questi casi bisogna mettersi in gioco, ciascuno con il proprio vissuto - racconta il medico. Il veterinario puo' sostenere nel percorso fino alla morte dell'animale, ma sta alla persona cercare di dare un senso a questo dolore. Si pensa che rimanere al fianco dell'animale sia piu' doloroso, mentre bisogna essere lucidi in questo passaggio e lasciarlo andare. Piu' e' lunga un'agonia, piu' viene richiesta l'analisi di questo rapporto. Se l'animale - spiega il veterinario - ad esempio riempie altri vuoti emozionali, come quello di un partner o di una famiglia che non c'e', oltre al vuoto dell'animale alla sua morte si aggiungera' il vuoto che gli abbiamo chiesto di riempire'. Per questo e' necessario analizzare il valore della perdita per poi superarla. Secondo le esperienze raccolte da Cattinelli, riuscire a 'salutare' l'animale restando al suo fianco nel momento piu' doloroso renderebbe il distacco meno drammatico. E metodi alternativi come i fiori di Bach possono aiutare nel periodo piu' difficile.
(ANSA)
mi sembra un bel libro



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